CAOS di Patricia Cornwell – recensione di HarpStar

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Caos di Patricia Cornwell è il ventiquattresimo thriller uscito nel 2016, avente per protagonista l’anamopatologa forense Kay Scarpetta.

Adatto ad un pubblico di ogni età, non contiene granchè di roba violenta, a parte gli omicidi e gli eventi improbabili  su cui è incentrata la storia.

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COVER

Secondo il mio modesto parere trovo molto bella l’immagine di copertina, bei colori, belli gli accostamenti, molto molto intrigante.  L’aspetto complessivo è molto ben strutturato, l’insieme visivo è allettante in un potenziale lettore e si delinea a colpo d’occhio il genere a cui appartiene il romanzo.

Devo però dire che il soggetto ripreso non è per niente originale, infatti il disegno di una bicicletta abbandonata viene usato per le cover di diversi altri romanzi.

PERSONAGGI PRINCIPALI

La solita anamopatologa forense Kay Scarpetta, la nipote Lucy, Benton Wesley divenuto marito, Pete Marino e altra gente di contorno.

ACCENNO DI TRAMA

In una serata di inizio settembre una ventitreenne muore improvvisamente mentre va in bicicletta e non se ne comprendono le cause.

Allo stesso tempo la protagonista Kay Scarpetta riceve ogni pomeriggio, alla stessa ora, un inquietante messaggio inviatole, in maniera anonima, da un mittente che si firma Tailend Charlie (e chi sarebbe questo qua?!?!).

Sebbene la nipote Lucy sia un genio informatico, non è capace di rintracciare il mittente psicopatico nè nessuno riesce a risalire come possa essere al corrente di informazioni riservate.

A complicare le cose avvengono un paio di altre morti simili alla prima, sembra per folgorazione, che convincono Kay Scarpetta dell’uso di un’arma letale in grado di uccidere a distanza, che, se la cui esistenza divenisse di dominio pubblico, si diffonderebbe il panico tra la popolazione.

IL ROMANZO

Su 344 pagine, dal capitolo 1 al capitolo 4 è descritto il caldo di Harvard Yard, e del luogo in cui vive e lavora la protagonista, lo stesso in cui avviene il primo omicidio (che dovrebbe essere Cambridge nel Massachussets), ma con tutti gli Harvard Yard, Harvard Faculty Club, CFC, Loeb Center, Harvard Square ecc. mi sono persa … e siamo solo all’inizio.

Per 49 pagine e anche poi, la menano su cosa è stato detto, cosa è stato fatto, come è vestito uno, come è vestito l’altro; insomma sembra di assistere ad un raduno di betoniche* (* trad. comari pettegolone) che si scambiano l’ultima notizia analizzando ogni minimo particolare fino alla nausea, con la scrupolosità di un ingegnere aerospaziale.

Finalmente dal capitolo 5 al capitolo 8 succede qualcosa: Benton e Kay vanno al ristoranteeeeee yeeeeee … ma lungi da ogni aspettativa incomincia il terzo grado del marito su quanto narrato nei capitoli precedenti e … ridaje con il vestito, le calze smagliate, le scarpe beige ecc. Il colpo di scena è rappresentato dal fatto che i due non mangiano nemmeno e non si sa a chi tocca pagare il conto!

Vabbè ormai mi sono sorbita una settantina di pagine quindi tanto vale proseguire sperando che la situazione (molto ristagnante) migliori.

Dunque eravamo rimasti ai due che non hanno mangiato,  e ci hanno messo fino al capitolo 9 solo per uscire dal ristorante  per via delle telefonate ricevute da entrambi ma che si tengono nascoste l’uno all’altra.

Arrivata a questo punto penso che mo’ è la volta buona che trovano in giro qualche cadavere ………………………… e invece NO! A pag. 96 di 344 del capitolo 13 ancora niente morto! cioè la presenza virtuale del cadavere c’è ma solo al telefono e i nostri eroi ci impiegheranno fino al capitolo 16 a pag. 120/344 per arrivarci e nel frattempo mi sono addormentata.

Intanto prosegue il racconto che gira intorno ai vestiti, al caldo, ai colleghi, le scarpe indossate da Kay senza calze ecc., ma quello che non sopporto è il girare intorno per 3 capitoli a una telefonata anonima fatta da quello che scopre essere lo squinternato. Ma ci vuole tanto a capirla????? Cavoli ci sono arrivata subito io, quanto la fanno lunga.

Al capitolo 18 pag. 134 su 344 i protagonisti stanno ancora a pirlare* in giro (*trad. girare in tondo senza concludere niente).

Solo arrivati a pag. 157 su 344 si scopre che la vicenda è ambientata nel NewEngland e ancora Kay ce l’ha con scarpe scollate, vestito e sudore.

A pag. 180 e passa c’è il flash-back di eventi accaduti in passato nei libri precedenti.

Giunta al capitolo 24 pag. 182 su 344 devono ancora montare le tende e iniziare le indagini serie. Quelle svolte finora riguardano l’inventario della monnezza nell’auto di Marino, le contemplazioni dei muri degli edifici, i flash dei ricordi ed emozioni,  le scarpe che Kay indossa senza calze ed il fatto di essere tutta sudata per il caldo.

Finalmente a pag. 205 su 344 il tendone è stato montatooo. Meno male che i protagonisti sarebbero altamente specializzati nel loro mestiere, visto l’andazzo ci metto meno tempo a tirare giù, lavare, stirare e riappendere i tendaggi di casa mia.

Al cap. 28 pag. 209 su 344 stanno ancora pirlando in giro con le supposizioni. Mi sa che i protagonisti questa volta non c’hanno voglia di fare niente.

Finalmente le indagini stanno cominciando <abbastanza> sul serio ma nel frattempo mi sono già sorbita 220 pagine di noia su un totale di 344.

Cavoli non si può arrivare a ¾ del racconto e pirlare sempre intorno  senza arrivare a nulla di concreto.

 PARERE PERSONALE RIVOLTO ALL’AUTRICE

PATRICIA M’HAI ROTTO! Questo libro è troppo descrittivo, allungato di ripetizioni su ripetizioni, niente pathos, nessun coinvolgimento. Hai perso humor, capacità di catturare il lettore (oltre che l’assassino), schematicità, credibilità e soprattutto la PLAUSIBILITA’.

Non puoi continuare per oltre 141 pagine che la protagonista ribadisce per l’ennesima volta di indossare decolletè beige senza calze che si sono scollate ed è tutta sudata per il caldo. Ma che ce fregaaaaaaaaa. Patricia pensi che i tuoi lettori siano scemi??? Ripeti sempre le stesse cose, abbiamo capitooooooooooooooo

Inoltre da pag. 180 in avanti descrivi i flash-back di eventi accaduti in passato per cui per capire i collegamenti uno dovrebbe andarsi a leggere i libri precedenti, MA SEI FUORIIIIIIII?!?!?!? Figuriamoci se sono tutti dello stesso tenore di quest’ultimo

I MOTIVI PER CUI VARREBBE LA PENA LEGGERLO

  • Guardare la cover trovo molto bella l’immagine, bei colori, bell’accostamento
  • Favorisce egregiamente il sonno, quindi è consigliato a chi fatica a dormire, bastano solo i primi capitoli e si va ko

COSA NON VA

  • PRATICAMENTE TUTTO, si salvano solo la grammatica e l’impaginazione
  • Potrebbe far ingrassare perché fa perdere tempo stando seduti e nell’attesa di qualche avvenimento scatena la voglia di sgranocchiare qualcosa per stemperare l’aspettativa
  • Noioso per una scrittrice del calibro della Cornwell
  • L’ho dovuto leggere fino alla fine per poterci pubblicare questa recensione, diversamente l’avrei piantato lì

COSA ANDREBBE MIGLIORATO

  • Sarebbe stato molto meglio non dilungarsi in parti descrittive ripetute che non hanno valore nell’ambito del racconto (il caldo, il sudore, le scarpe scollate, i vestiti, tirare per le lunghe piccoli episodi a contorno del racconto ecc.)
  • Costruire un romanzo a sé stante senza collegamenti a libri pubblicati precedentemente
  • Non recupera pathos neppure nel finale, altamente inverosimile

COSA SI PUO’ FARE DI MEGLIO

  •  Se piace il genere, suggerisco di passare alla concorrenza e preferire Katy Reichs che con la sua Temperance Brennan mantiene il ritmo, ed è molto più briosa e divertente seppur narrando in campo scientifico
  • Boicottare la Cornwell ormai giunta al capolinea, è evidente che come scrittrice non ha più nulla da dare.

RIEPILOGANDO

Non ho mai letto un libro della Cornwell così schifoso, improbabile e noioso; sarebbe meglio si ritirasse dal giro e, per il bene dei suoi estimatori, non scrivesse più se ha esaurito la fantasia.

In definitiva è un libro insulso che non vale la pena leggere.



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